Luigi Marotti

 

 

..Il pittore Luigi Marotti, veneto di adozione, ma originario della regione che in antico aveva denominazione di Sannio- Campania, da oltre un decennio  vive a Padova, ma la sua  figurazione esplicita palesemente l'originaria etnia e la connotazione densamente mediterranea dei luoghi della memoria. Che egli  delinei paesaggi, casolari di campagna, scene di pescatori o nature morte riassorbite in un'ambientazione naturalistica, risulta sempre evidente la fondamentale matrice ispirativa insorgente per una vivida carica timbrica e cromatica, densa di tonalità solide e di impasti rutilanti di rossi luminescenti, cui si contrappongono le aperture dei bianchi solari e, in concomitanza, le compatte modulazioni dei grigi, degli azzurri e dei verdi…

Sandro Marini - Villa Simes - 1983

 

...all'originaria necessità di riesaminare e riproporre la realtà in chiave esistenziale, nella pittura di Marotti fa riscontro l'impegno di dare alle sue immagini  un taglio severo, mosso e anche combattuto ,che trova riscontro nella materia che non ha pretesti per u compiacimento . Essa risulta animata da sottolineature  gestuali e da una emotività emergente. Il destino di questa pittura  risiede i una indagine ulteriore sulle verità e sulle necessità del reale attraverso una penetrazione   ulteriormente risentita ma insieme posseduta,dominata.

S. Maugeri - Sala Kursaal -Abano T. (Pd) 1986

 

 

 

….è un paesaggio inteso nella sua essenzialità naturale o con inseriti casolari tipici e ville che meglio si cogli l’indole pittorica di Marotti; è nella colorazione di radure o di colline che si può leggere tutta l’irruenza,la forza coinvolgente del suo spirito; è nei cieli carichi di rosso e di azzurro limpidissimi che trova conferma la prerogativa di un’indole lirica di straordinario amore per le bellezze del creato……

P.Tieto

 

 

 

 

L'informale di Luigi Marotti ha da tempo una chiave molto semplice. Spunto iniziale delle sue interpretazioni sono vecchi muri, quei vecchi muri corrosi sul cui intonaco il tempo ha lasciato ferite e cicatrici, o quei nuovi muri ricoperti da colori indelebili, ma su cui si sono succedute le impronte di manifesti e di scritte. Soggetti appassionanti in cui tanti artisti hanno visto l'espressione del decadimento o della incomunicabilità, della nostra cialtroneria e delle nostre prepotenze, ma anche il passare  delle stagioni,dei giorni, delle luci. I venti che li hanno rasentati, le piogge che li hanno dilavati, lampioni che vi hanno fatto giocare i loro riflessi nelle notti di nebbia. I muri che nessuno guarda mai ed i muri che si sono consumati a furia di essere guardati. Muri  che possono rappresentare la presenza invalicabile della prigionia, i muri che tolgono spazio a chi sta dentro e a chi sta fuori, perché interrompono ogni comunicazione. E anche i muri della speranza, i muri che ci separano  dai giardini gentili, dagli spazi infiniti....Il repertorio era inesauribile e Luigi Marotti se ne è impossessato a piene mani. Li ha osservati pazientemente e irruentemente,i suoi muri, li ha interrogati, li ha trapassati. Li ha amati e li ha persino svuotati fino a farli garrire come bandiere sulle frontiere dell'anima.

C.Semenzato

 

 

 

 

Luigi Marotti, intenso,più incisivo a volte gestuale con le sue opere si spinge nei territori dell’informale. I colori sono forti, impostati principalmente sui rossi che ne determinano tutta la composizione a cui si contrappongono neri e grigi,l’arancio o il bianco per aprire squarci di vita. Opere suggestive entrale quali gli elementi dei “muri” sembrano ricomporsi per recuperare la loro consistenza, Muri le cui tracce,segni, graffiti, impronte, sono memorie del vissuto sempre presenti e rivolti al futuro…un consolidamento di rapporto tra segno/colore/emozione .E’ un’impressione questa che si avverte nell’osservare quelle paste cromatiche così forti,accostate e sovraesposte in una dimensione fatta solo di colore intenso che si compenetra in una funzione di recupero dando vitalità,valori ai sentimenti intimi dell’uomo. G.Regazzoni

 

........l'artista padovano Luigi Marotti presenta una pittura astratto-informale di indubbia suggestione. Allontanata ogni sollecitazione figurativa, la qualità cromatica degli olii su tela diventa un valore da giocare apertamente a tutto campo. Le armonie e le norme compositive delle sue opere si avvalgono di tonalità forti ma mai aggressive, esse si agglutinano sulla superficie, lasciano trascorrere stati emozionali e accelerazioni del ritmo o si abbandonano felici al movimento del gesto. Questa ripresa dell'arte informale ai nostri giorni più che una rivisitazione dell'arte astratta e della poetica,diventa un modo per spostare il nostro punto di vista al di sopra di una semplice alternanza tra   figurativo e non figurativo. M.Govoni - La tribuna di Ferrara

 

 

"L'interiorità del colore".... un universo di colori giustapposti secondo un variare di sentimenti ed osservazioni al di là di confini prestabiliti si muove il pittore Marotti, attraverso il mondo dell'informale,che secondo le tipologie rappresentative di quel movimento che, nota in Europa tra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni 50 ha rivoluzionato,con il suo uscire dagli schemi, modi di fare pittura. Nell'opera dell'artista beneventano di nascita ma padovano di adozione  c'e tutto il carattere di una pittura di azione. Marotti va però oltre ,un vero percorso attraverso la percezione e l'appropriazione della realtà, per mettere in luce i tratti di trasformazione di un reale che si va rarefacendo, i moti si mescolano alle trame del paesaggio interiore dell'autore per giungere a risultati interessanti e coinvolgenti, un mondo che è pensiero a cavallo di due modi di fare arte.

 G.Cerioli - Il Resto del Carlino

 

 

Densi di richiami ad una matericità che soprattutto gli effetti cromatici evocano, i lavori esposti da Luigi Marotti in occasione della mostra “Sedimentazione” rappresentano gli esiti recenti della sua ricerca Orientata dall’emozione almeno quanto attentamente calibrata nei propri equilibri visivi, la pittura dell’artista di origine sannita definisce un universo espressivo che, incontrati i propri temi nel corso della stessa azione del dipingere, appare in cospirazione con istintività arcaiche e primordiali, la cui intensità sembra ardere dentro sprazzi di rosso che costituiscono una delle “cifre” del percorso stilistico di Marotti. Sorta di bagliori, essi sono più volte chiamati ad accendere le stesure dei neri, ed a tratti a squarciarne il sipario; le tonalità più buie, che l’immaginario del pittore identifica quale anticamera della loro apparente antitesi, la luce, si rivelano tuttavia anche le più tormentate, costruite, solcate, incarnando concretamente quelle allusioni evocative di cui i quadri di Marotti appaiono pervasi. Materia, ancora una volta, come luogo di sedimentazione delle memorie più e meno recenti, il cui racconto viene inoltre affidato, in alcune opere, a misteriosi caratteri corsivi: simili a fantasmi di pagine ancora non scritte, percorrono di tanto in tanto le sue astrazioni pittoriche, le cui cromie, basate spesso sulla gamma dei colori primari, legano ancor più al concetto di “origine”.  N. Galvan

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le opere

 

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